Galleria ritratto

Benvenuti nella mia galleria di ritratti. Ogni pennellata cattura un'emozione, ogni sguardo racconta una storia. Esplora le profondità dell'anima umana attraverso l'arte del ritratto. Lasciati trasportare dalle storie che questi volti hanno da raccontare.

Emozioni impresse sulla tela

Ogni ritratto è un viaggio nell'anima del soggetto. Cerco di catturare non solo l'aspetto fisico, ma anche la sua essenza, le sue gioie, i suoi dolori e le sue speranze. Attraverso i miei ritratti, voglio comunicare la bellezza e la complessità dell'esperienza umana.

Descrizione

In questa tela, ho voluto immortalare la figura senza tempo di un uomo anziano, un vero e proprio saggio, immerso in un silenzio che sembra quasi palpabile. La sua pelle, incisa da rughe profonde come solchi di antiche storie, è illuminata da una luce che scende dall'alto, quasi a voler rivelare la profondità dei suoi pensieri. La barba folta, di un bianco ormai ingiallito dal tempo, incornicia un viso severo ma sereno, con labbra serrate in un'espressione di concentrazione assoluta. Gli occhi, sebbene nascosti nell'ombra delle palpebre calate, suggeriscono una mente vivace, persa tra le righe di un antico volume.

​Il libro che tiene tra le mani è quasi un'estensione di sé, un compagno fedele illuminato anch'esso da questa luce rivelatrice che ne accende le pagine ingiallite. La copertina, di un bruno austero, e le pagine, che lasciano intravedere caratteri minuti, raccontano di un sapere accumulato e meditato. Ho cercato di rendere la consistenza della sua veste scura, quasi un saio, con pieghe profonde che creano giochi di luce e ombra, enfatizzando la semplicità e la dedizione della sua esistenza.

​L'intera scena è avvolta in uno sfondo buio e indefinito, che serve a isolare il protagonista, a farlo emergere dal nulla e a concentrare tutta l'attenzione sulla sua intima comunione con il sapere. Ho voluto che ogni pennellata trasmettesse non solo la fisicità dell'uomo, ma anche la sua interiorità, la sua saggezza e la sua ricerca incessante della conoscenza. È un invito alla contemplazione, a riflettere sul valore del tempo speso in compagnia dei libri, custodi di infinite storie e verità.

 

I miei ritratti preferiti

I tre ritratti di cui sono più orgoglioso sono: Lo Studioso, Gli occhi del saggio e Studio di luce e introspezione. Ognuno di essi rappresenta una sfida superata e un'emozione catturata in modo unico.

Descrizione

Con questo ritratto, ho voluto catturare non solo un volto, ma una storia segnata dal tempo. Ogni ruga intorno agli occhi e sulla fronte è stata un punto focale, creata per suggerire anni di esperienza e forse fatica.

​Ho lavorato con contrasti forti, utilizzando uno sfondo quasi nero per far risaltare il soggetto in primo piano e per dare drammaticità alla luce che colpisce il suo volto. La barba, dipinta con tonalità di grigio e bianco, è una vera e propria cascata di texture che ho cercato di rendere il più tattile possibile.

​Ma la vera anima del dipinto, a mio avviso, risiede in quegli occhi azzurri penetranti. Sono il lampo di vita in un volto altrimenti consumato, uno sguardo diretto che interroga l'osservatore. L'abbigliamento semplice e il berretto scuro completano l'immagine di un uomo che sembra aver attraversato molte stagioni, portando con sé la sua saggezza silenziosa. È un'opera che parla di resistenza e dignità.

Uno stile...

Se dovessi descrivere lo stile dei miei ritratti con una sola parola, sarebbe: Introspezione. Cerco di creare opere che siano allo stesso tempo realistiche ed evocative, capaci di parlare direttamente al cuore dello spettatore.

 

Descrizione

In questo dipinto, il mio obiettivo primario è stato l'esplorazione del chiaroscuro di matrice caravaggesca, applicato a un soggetto figurativo di forte carica psicologica. Ho strutturato la composizione su una palette cromatica terrosa e desaturata, per dare risalto alla sorgente luminosa interna al quadro.

​Ecco gli aspetti tecnici su cui ho lavorato maggiormente:

​ Ho utilizzato la candela come unico punto di fuga luminoso per creare una luce radente. Questo mi ha permesso di esasperare il micro-rilievo cutaneo del volto e delle mani, enfatizzando ogni ruga e tendine attraverso un gioco di ombre portate e ombre proprie molto netto.

​Per l'incarnato ho lavorato per stratificazioni, cercando di rendere la pesantezza delle palpebre e la texture della barba brizzolata. Le pennellate sono più precise e studiate nei punti di massima luce (il naso, la fronte, le nocche), mentre si fanno più sfuocate e morbide man mano che ci si allontana dal fulcro luminoso.

​Ho scelto una composizione asimmetrica. A sinistra, i volumi geometrici dei blocchi di pietra e i dorsi dei libri creano una scansione verticale che bilancia la figura umana. Questo contrasto tra la rigidità della pietra e la morbidezza dei tessuti della veste serve a dare profondità spaziale alla scena.

​Il blu degli occhi è l'unico accento di colore freddo in un'opera dominata dai toni caldi dei bruni, degli ocra e dei bistro. Questa scelta tecnica serve a canalizzare immediatamente l'attenzione dell'osservatore sullo sguardo del soggetto.

​L'opera rappresenta dunque un esercizio di pittura d'osservazione, dove la precisione anatomica incontra una ricerca quasi teatrale sull'atmosfera e sulla drammaticità della luce.

 

Nell’oscurità, il suono prende corpo. Un omaggio alla vibrazione che unisce l'anima allo strumento, sulle note intramontabili di Bach.

 

 

Con questo dipinto ho voluto esplorare il confine sottile dove finisce il corpo e inizia il suono. Ho scelto il titolo 'Il respiro della corda' perché l'immagine non racconta solo un'esecuzione musicale, ma un ciclo vitale: l'aria che entra nei polmoni della violinista e ne esce trasformata in vibrazione.

​Il volto è il fulcro emotivo dell'opera. Ho lavorato sui toni caldi e sui rossori delle guance per restituire quel senso di febbrile concentrazione che si prova quando si è completamente assorbiti da una passione. Gli occhi chiusi non indicano assenza, ma un ascolto profondo, rivolto verso l'interno.

​Per enfatizzare questa fusione, ho deciso di immergere la figura in un nero assoluto. Volevo che non ci fosse spazio, tempo o contesto: solo la luce che colpisce il legno del violino e la pelle, lasciando che tutto il resto svanisca. Le pennellate sul camice sono rimaste volutamente libere, quasi grafiche, per dare l'idea di un'energia che sta ancora prendendo forma, proprio come una nota che vibra nell'aria prima di spegnersi.

​Per me, questo quadro è un omaggio a quei momenti di isolamento perfetto, dove il mondo esterno tace e l'unica cosa che conta è il ritmo del proprio respiro che si fonde con quello dello strumento.

 

Dipinto

foto originale

Il Ritratto del Sig. Tziu Peppe Demurtas: Un Secolo di Sguardo

​Quando ho ricevuto questa commissione, ho capito subito che la sfida non sarebbe stata solo tecnica, ma emotiva. Ritrarre Tziu Peppe Demurtas ha significato immergersi in cento anni di vita, cercando di trasferire sulla tela la dignità e la saggezza che solo il tempo sa scolpire.

​Nel dipingere il volto di Tziu Peppe, mi sono concentrato sulla mappa di rughe che attraversa la sua pelle: ogni segno è un solco di esperienza, un ricordo, una risata o un sacrificio. Ho voluto dare particolare risalto ai suoi occhi, che conservano una luce limpida e curiosa, capace di bucare l'obiettivo della foto originale per farsi viva sulla tela.

​Ho lavorato molto sulla differenza di texture tra la morbidezza della camicia, la pesantezza del gilet e il riflesso quasi lucido del giubbotto trapuntato.

​Le orecchie e il naso, elementi distintivi della fisionomia di Tziu Peppe, sono stati resi con pennellate decise per dare tridimensionalità e carattere al volto.

​Ho scelto di mantenere lo sfondo neutro e fedele all'originale per non distogliere l'attenzione dal vero protagonista, lasciando che la sua espressione serena e il suo iconico cappello completassero l'opera.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una Connessione Personale

​Dipingere Tziu Peppe Demurtas è stato come ascoltare un racconto senza bisogno di parole. Spero che questo ritratto non sia solo una riproduzione fedele della foto, ma un tributo alla sua straordinaria longevità e alla sua anima, che ho cercato di "catturare" in ogni sfumatura di colore.

 

 

 

 

 

Funtanedda (fontanella)

 

Olio su tela 120x80

Ho dipinto questa tela lasciandomi guidare dalle note e dalle parole di Bobore Nuvoli. La sua Funtanedda non è solo un canto, è un’emozione che scava dentro, e con il mio pennello ho voluto dare un volto a quella malinconia che lui ha saputo mettere in musica. Ho chiamato questo quadro Funtanedda (fontanella), immaginando che fosse lei la custode di quell'acqua che, come dice "Bobore, "cantat s’abba cristallina". Ho scelto di dipingere Funtanedda (fontanella) in un momento di totale assorbimento. La donna non guarda noi, guarda il flusso. In quel gesto di riempire il secchio c'è tutta la devozione di chi sa che l'acqua è vita. Ho cercato di imprimere sul suo volto quella dolcezza mista a preoccupazione: "non ti firmes de prenare", sembra sussurrare alla fonte. Il contrasto tra lo sfondo scuro della luce che colpisce il marmo della fonte e l'abito  della donna serve a isolare questo momento dal tempo. È un fermo immagine su una Sardegna che Bobore cantava come un paradiso che rischia di restare a secco, nel cuore e nella terra.

​​Mentre stendevo i colori, risuonavano in me i versi:

​"Cantu abba b’at colau / in sos ribos ricamaos"

​Ho voluto che il mio dipinto fosse come uno di quei "ricami" citati da Nuvoli. Il getto che esce dalla bocca del leone è il legame tra il passato glorioso e un presente che si sta spegnendo ("s’est siccande"). Ho dipinto il rame del secchio e il blu del grembiule per dare solidità a un ricordo che altrimenti sfumerebbe.

​​Con questo quadro ho voluto onorare la sensibilità di Bobore Nuvoli. Se lui ha usato la voce  per piangere la fonte che si secca, io ho usato il colore per fare in modo che, almeno sulla mia tela, quell'acqua continui a scorrere per sempre. La donna è lì, ferma nel tempo, a ricordarci che finché avremo memoria e arte, la nostra fonte non sarà mai del tutto asciutta.

 ​"Con questo lavoro ho voluto tradurre in colore la melodia di Funtanedda. Tra il blu del grembiule e l'oro della giubba, la donna resta lì, in attesa, a raccogliere non solo acqua, ma la speranza che la nostra storia non si perda. Un dialogo silenzioso tra il mio pennello e la voce immortale di Bobore, affinché quel canto di pietra non debba mai smettere di risuonare."

 

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